Il peer to peer visto dai bookmakers
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Il betting exchange nel corso dell’ultimo decennio è stato in grado di conquistare porzioni di mercato sempre più importanti. Le piattaforme peer to peer hanno rappresentato sicuramente un’alternativa nei confronti del betting tradizionale, considerato all’improvviso “obsoleto”. Ma le piattaforme di exchanges sono davvero così convenienti? Partiamo dall’analisi dei mercati. I mercati maturi sulle piattaforme di scambio scommesse raggiungono posizioni di massima efficienza, grazie al continuo scambio di quote. In parole povere, i mercati con tanta liquidità spesso raggiungono quote che si avvicinano tantissimo alle reali probabilità di realizzazione dell’evento. Lo stesso non si può dire per i mercati “poveri”, privi dell’adeguata liquidità. Non sono pochi, considerate alcune scelte abbastanza discutibili di betfair (.com). Una su tutte? L’allargamento a dismisura dei mercati. Ciò ha comportato una dispersione notevole di liquidità nel corso degli anni.

Le piattaforme di betting exchange guadagnano grazie a delle “piccole” commissioni. Oddio, piccole non proprio. Le commissioni basse le inseriscono solo le piattaforme con liquidità scarsa. Ma la più importante piattaforma al mondo prende il 5% medio di commissione. In alcuni Paesi prende addirittura il 7%. Le commissioni alte, inoltre, annullano il vantaggio di avere una lavagna bassa. E poi vogliamo dirla tutta? Perchè Betfair sul .com ha affiancato anche lo Sportsbook oltre alla piattaforma Exchange? Ve lo dico io. Perchè il modello tradizionale è ben più remunerativo. E non è un fattore di secondo piano per un’azienda quotata in borsa.

Tralascio il discorso relativo alla Premium Charge, che tanti Traders nel mondo ha fatto infuriare. Ma vogliamo parlare di come sarà il betting exchange in Italia? Liquidità nazionale, impossibilità di fare network e il maggiore beneficio che poteva proporre questo prodotto va a farsi benedire. Non ci sarà l’ippica, sarà impossibile scommettere con i decimali e sarà anche impossibile tradare sugli sport notturni come la NBA.
Lo ammetto: i nostri lobbisti hanno fatto davvero un buon lavoro.

PS: questo post è stato scritto indossando, per un giorno, i panni di un bookmaker tradizionale.

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